Qualcuno ha scritto un commento sotto uno dei miei video su YouTube. Gentile, utile, con buone intenzioni. Il senso era: «Bello. Sarebbe ancora meglio se la telecamera fosse un po’ più stabile».
Questo è ciò che quella persona ha detto.
Questo è ciò che ho sentito io: quella persona mi odia. I miei video sono brutti. Nessuno vuole guardarli. Sbaglio tutto e non migliorerà mai.
Tra quella frase e l’intero crollo sono passati circa due secondi.
Ha un nome. Si chiama Rejection Sensitive Dysphoria, o disforia sensibile al rifiuto.
Le cose principali
- Rejection Sensitive Dysphoria, abbreviato RSD, significa che il rifiuto o una critica ti colpiscono in modo sproporzionatamente forte. Come un colpo, non come un pensiero.
- La reazione è molto più grande dell’evento che la scatena. Una piccola osservazione e la tua testa la trasforma in «tutti mi odiano».
- La RSD non è una diagnosi ufficiale, ma un termine della comunità ADHD.
- Ciò che mi aiuta: fermarmi un momento, respirare e distinguere ciò che è stato detto davvero da ciò che ne fa la mia testa.
Che cosa si intende con RSD
RSD significa che il rifiuto non ti irrita o ferisce soltanto, ma ti travolge. Uno sguardo critico, un messaggio senza risposta, un parere che in realtà voleva essere gentile. E dentro di te crolla qualcosa che non è proporzionato a ciò che è appena successo.
Con quel commento su YouTube è andata così: lo leggo una seconda volta. Poi una terza. Poi apro il video e all’improvviso noto soltanto la telecamera che si muove. In quel momento quasi non vedo più gli altri commenti positivi. Nel giro di pochi secondi, un consiglio gentile è diventato la prova che non sono degno di essere amato.
È importante, e lo dico direttamente: la RSD non compare in nessun catalogo diagnostico ufficiale. Non è un termine tecnico di un manuale, ma una parola nata nella comunità ADHD per descrivere una sensazione che molti di noi conoscono. Non scrivo come esperto, ma come qualcuno che porta con sé questa esperienza ogni giorno.
E poi arriva la doccia
Se fosse soltanto quel momento, sarebbe sopportabile.
Ma è dopo che comincia davvero. Sono sotto la doccia e la situazione si ripete. E si ripete ancora. La ripercorro, la rigiro, cerco di sistemarla. Che cosa avrei dovuto dire? Che cosa pensa adesso quella persona di me? A volte per ore, a volte per giorni.
Non sono più nel presente, ma in un ciclo senza fine intorno a un’unica frase che ormai, tranne me, nessuno ha più in testa.
Come vivo la combinazione di ADHD e autismo in questo caso
Ho contemporaneamente ADHD e autismo, quindi AuDHD. Nel mio caso sembra che qui le due cose collaborino in modo piuttosto sfavorevole.
La prima reazione arriva estremamente in fretta. Nessuna riflessione, nessun margine, subito il crollo. E dopo la mia testa resta agganciata alla situazione e la ripercorre continuamente.
A dire il vero non so dire esattamente quale parte venga dall’ADHD e quale dall’autismo. Forse la reazione rapida è più legata all’ADHD e il rimanerci incastrato a lungo all’autismo. Forse è tutto mescolato. Ma la combinazione rende particolarmente difficile per me lasciar andare di nuovo. Detto in modo semplice: prende fuoco in fretta e continua a bruciare a lungo.
Conosco questo rimanere incastrato anche in altre cose. Una volta dentro un tunnel, la mia testa non lo lascia volontariamente. Ne ho scritto a proposito del cambio di attività. Solo che questa volta il tunnel non è un tema di lavoro, ma una sensazione dolorosa.
Si aggiunge un’altra cosa. Come persona autistica, a volte non capisco correttamente i segnali sociali o ci leggo qualcosa che non c’era. Analizzo continuamente i volti e noto subito quando a qualcuno non è piaciuto qualcosa. A volte anche quando non è successo niente. E credo che, quando come persona neurodivergente hai accumulato negli anni tante esperienze di attrito e correzione, diventi doppiamente sensibile al più piccolo segnale di rifiuto.
Quanto mi costa la RSD come creator
Noto che, nel mio caso, la paura delle critiche spesso è peggiore delle critiche stesse.
Pubblico un video o una nuova funzione e dopo non provo orgoglio o sollievo. Cerco subito segnali che a qualcuno potrebbe non piacere. Ogni video, ogni messaggio, ogni funzione è un invito al mondo a rifiutarmi.
Per questo una parte di me vuole continuamente rimandare, smussare, trattenere. Non rischiare nulla. Ed è proprio questo a costarmi di più. Non il singolo commento, ma il fatto che in ogni cosa che faccio aspetto già interiormente il rifiuto, anziché essere semplicemente nel momento.
Che cosa mi aiuta davvero
«Non prenderla così sul personale» non è un consiglio che funziona per la RSD. La sensazione arriva troppo in fretta ed è troppo forte perché io possa semplicemente farla sparire pensando. Ciò che ha cambiato comunque qualcosa per me è stato altro.
Cerco di non reagire subito in quel momento. Mi fermo un attimo, respiro profondamente, non scrivo niente, non decido niente. La prima ondata è sempre la più violenta e, allo stesso tempo, la meno affidabile.
Poi ripercorro la situazione, ma con lucidità. Che cosa è stato detto davvero e che cosa ho aggiunto io? Nel commento si parlava della telecamera. Non era stato detto che quella persona mi odiasse o che nessuno volesse vedere i miei video. Tutto questo l’avevo aggiunto io.
E quando mi accorgo di interpretare qualcosa che non è stato detto, provo consapevolmente a lasciarlo stare. I pensieri arrivano comunque e sembrano reali. Ma non devo confermarli. Sono soltanto pensieri. Non sono ciò che quella persona ha detto.
Non funziona sempre. In certi giorni sono troppo esausto per creare questa distanza, e allora il ciclo sotto la doccia parte comunque. Va bene così.
Che cosa puoi provare oggi
Se ti riconosci in questo testo, la prossima volta che qualcosa ti colpisce prova una sola cosa. Scrivi due frasi.
Prima: che cosa è stato detto realmente? Soltanto i fatti.
Seconda: che cosa ne ha fatto la mia testa?
Poi guardale una accanto all’altra. Nel mio caso la distanza è quasi sempre enorme. «La telecamera potrebbe essere più stabile» contro «tutti mi odiano». Vederlo nero su bianco toglie un po’ di potere alla seconda versione.
Per iniziare non ti serve altro. Soltanto questa distanza tra ciò che è stato e ciò che la tua testa ci ha costruito sopra.
Domande frequenti sulla RSD
La RSD è una diagnosi ufficiale?
No. La RSD non compare in nessun catalogo diagnostico ufficiale come ICD o DSM. Il termine viene dalla comunità ADHD e descrive un’esperienza reale, ma non è una diagnosi medica riconosciuta. Se il tema ti pesa molto, è utile una valutazione professionale.
Che cosa posso fare nel momento in cui mi colpisce?
A me aiuta non reagire subito, ma fermarmi un momento e respirare. Poi distinguo ciò che è stato detto davvero da ciò che ne ha fatto la mia testa. Cerco di non credere ai pensieri che non posso sostenere con ciò che è stato detto, anche se sembrano forti.
La RSD può presentarsi anche senza ADHD?
Il termine nasce nel contesto dell’ADHD, ma molte persone con autismo o altre condizioni vivono una sensibilità simile al rifiuto. Con AuDHD, cioè la combinazione dei due, può sembrare particolarmente persistente perché si uniscono la reazione rapida e il rimanerci incastrati a lungo.
Per finire
Non scrivo tutto questo perché ormai sappia gestire la RSD. Mentre scrivo questo articolo so perfettamente che il prossimo commento critico può colpirmi di nuovo. Forse dopo sarò ancora sotto la doccia a continuare una conversazione che, in realtà, è finita da tempo.
Ma adesso a volte riconosco prima ciò che sta succedendo. Posso dirmi: era un commento sulla mia telecamera. Non sul mio valore come persona.
A volte aiuta. A volte non ancora. Ma questa piccola distanza, da sola, è già più di quanto avessi prima.
Non rinunciare a te stesso.

