Qualche giorno fa ho avuto una scoperta piuttosto forte. Gran parte della mia giornata andava avanti con il pilota automatico dell’ADHD.
Non con i social. Non con TikTok o Instagram.
Nel mio caso era la musica.
Appena prendevo il telefono al mattino, aprivo quasi automaticamente l’app della musica. Mettevo le cuffie. Facevo partire la musica. E all’improvviso ero altrove. Non fisicamente, ma la mia attenzione era subito occupata.
In realtà, al mattino magari volevo fare esercizio, un po’ di stretching, riflettere un momento, fare colazione con calma. Ma tra me e queste cose c’era una possibilità molto più semplice: aprire il telefono, mettere musica, avere subito stimoli. E sceglievo questa possibilità quasi ogni volta.
Per molto tempo ho pensato che mi mancasse semplicemente la disciplina
La parte frustrante era che sapevo esattamente che cosa mi avrebbe fatto bene. Sapevo che dopo aver fatto esercizio mi sentivo meglio. Eppure al mattino spesso non ci riuscivo, e a un certo punto viene spontaneo pensare: perché non riesco a farlo?
Ma per me il problema era proprio quel «basta decidere». Quando la possibilità di avere stimoli immediati era davanti a me, dovevo prendere quella decisione continuamente. Al mattino, mentre lavoravo, nelle pause, in macchina. Ogni volta l’opzione più semplice era lì. E a un certo punto vince il pilota automatico.
Non è una questione di mancanza di disciplina. È una questione di quante volte devi prendere la stessa decisione in una giornata prima di perdere, prima o poi.
Così ho smesso di affidarmi alla disciplina
A un certo punto è arrivato un altro pensiero: e se non dovessi più prendere questa decisione?
Non «domani provo ad ascoltare meno musica». Ma: lo rendo tecnicamente impossibile.
Ho cominciato a rimuovere dal telefono, o a bloccare davvero, le cose che noto mi portano nella modalità degli stimoli immediati. E con bloccare intendo bloccare davvero. Non un limite dell’app dopo il quale, passati 15 minuti, posso premere «Ignora limite». Nessuna scappatoia evidente. Nessuna trattativa quotidiana con me stesso.
(Scriverò un altro articolo sugli strumenti concreti che uso per farlo.)
Il mattino dopo ho fatto esercizio, all’improvviso
Mi sono alzato. La mia solita possibilità non c’era più. Niente musica, nessuna via d’uscita rapida, nessun pulsante da premere perché il mio cervello fosse subito occupato.
E ho cominciato a fare stretching. Poi esercizio. Non perché fossi diventato disciplinato da un giorno all’altro, ma perché l’alternativa più semplice non era più disponibile.
Forse la domanda non è affatto: «Perché non riesco a fare la cosa giusta?». Ma: «Perché mi permetto di scegliere in qualsiasi momento qualcosa di molto più semplice?».
Un limite che posso annullare impulsivamente in qualunque momento spesso per me non è un vero limite. Ho bisogno di sistemi che abbiano già preso in anticipo la decisione per il mio io futuro. Non perché io sia pigro, ma perché so quanto rapidamente scatta un automatismo nel mio caso.
Mi accorgo di quanto rumore ci fosse prima nella mia vita
La cosa più interessante non è nemmeno la mia produttività. È che mi sento più presente.
Solo adesso mi accorgo di quanto spesso passassi da uno stimolo all’altro. Musica, video, podcast, telefono. Doveva sempre esserci qualcosa in sottofondo. Così non dovevo quasi ascoltare i miei pensieri. Appena si creava un vuoto, potevo riempirlo subito.
Ora non è più così facile. Riesco a guidare per 30 minuti senza ascoltare musica. Solo guidare, guardare fuori dal finestrino, portare a termine i pensieri. E mi fa sorprendentemente bene.
All’improvviso, annoiarsi è di nuovo permesso
Quando non riempi subito ogni secondo libero, tornano a esserci pensieri, idee, percezioni. O semplicemente l’impulso: in effetti adesso potrei fare stretching.
Iniziare a fare esercizio è noioso. Iniziare a riordinare è noioso. Ma cinque minuti dopo spesso ci si sente bene. Gli stimoli immediati, invece, vincono già al primo secondo, quando sono disponibili.
La musica non è il problema
Non voglio trasformare questa esperienza in «la musica fa male». Amo la musica e continuo ad ascoltarla. La differenza è soltanto questa: voglio decidere quando ascoltarla. Non cercarla automaticamente appena il mio cervello ha un secondo vuoto.
Per questo ora ascolto consapevolmente musica per 30 minuti al giorno. La apprezzo perfino di più, perché non è più disponibile tutto il giorno come fuga dalla noia.
Che cosa puoi provare oggi
Se stai leggendo e pensi al tuo telefono, non devi cambiare tutto il tuo sistema. Basta un passo.
Trova l’unica app con cui il pilota automatico scatta più velocemente nel tuo caso. Non quella che consuma più tempo, ma quella per cui tra «telefono in mano» e «sono altrove» passa meno tempo. Blocca proprio quell’app per tre giorni. Non con un limite aggirabile. Davvero.
Poi guarda che cosa succede nello spazio che si crea.
Il mio telefono non dovrebbe essere più forte della decisione che avevo già preso
Forse a volte la soluzione non è avere più disciplina. Forse è un limite abbastanza solido da non doverlo più superare nel momento decisivo.

